| Tivoli 25/11/2006 Copyright © 2006 | AIA-Sezione di Acireale | ||
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Si riporta integralmente l'applaudito intervento in Assemblea Generale del collega Pietro Nicolosi che, unitamente al ns. Presidente, ha rappresentato la ns. Sezione. Gussoni ha superato con 173 voti l'altro autorevole candidato, Marcello Nicchi, rimasto fermo a 117 preferenze. Eletti pure Bruno Di Cola (Vice Presidente A.I.A.) e Maurizio Mattei (Scuola Arbitrale), nonché i sei membri del Comitato Nazionale che si insidierà ufficialmente il prossimo Martedì, 5 Dicembre 2006. Nominata pure la Costituente Nazionale dell'A.I.A. per apportare in tempi brevissimi (entro il 22/01/07) le indispensabili modifiche al vigente Regolamento A.I.A., stilato e stravolto dall'ex Commissario Straordinario, Luigi Agnolin. Ecco il testo integrale dell'intervento del collega Nicolosi. Sono Pietro Nicolosi delegato della sezione di Acireale e ringrazio i colleghi che mi hanno eletto dandomi modo di partecipare a questa importante assemblea. Da poco meno di 50 anni sono tesserato AIA, e ritengo doveroso, in un momento tanto delicato, portare il mio piccolissimo contributo a chi si accinge a guidare la nostra associazione verso un percorso più corretto e più consono a quelle che sono state le altissime tradizioni dell’AIA in quasi un secolo di vita arbitrale. Non faccio qui un discorso di natura elettorale; da questo punto di vista sono tranquillo perchè certo che l’assemblea farà le giuste scelte. Del resto siamo in presenza di due candidature prestigiose e di alto livello, cosa che ci rassicura per il prossimo futuro. Ambedue i candidati hanno ben focalizzato i problemi che dovranno essere affrontati e risolti, e non starò qui per continuare a parlare di modifiche regolamentari e tanto meno di problemi di natura tecnica. Desidero però lo stesso porgere un saluto molto affettuoso ai due candidati alla presidenza, ai quali mi sento legato da sentimenti di leale amicizia e da tanta condivisione di idee. Quale che sia l’esito delle urne, vorrei dire a Marcello Nicchi, personaggio vulcanico e in possesso di tanta carica interiore, di continuare ad impegnarsi per la nostra associazione, con la voglia che ha evidenziato in questa fase preelettorale. E mi pare giusto riconoscergli un grande merito: se oggi siamo qui per eleggere i nostri dirigenti, per buona parte si deve proprio a Marcello: la sua dirompente candidatura espressa qualche mese addietro, anche se da qualche parte è stata giudicata prematura, è servita a smuovere le acque e ad uscire da quella fase di stallo che si era venuta a creare all’interno di un regime commissariale sicuramente non producente per il futuro dell’AIA. Cosa dire a Cesare Gussoni; personaggio storico dell’associazione arbitri e di altissima statura morale. Sollecitato da più parti ad accettare la candidatura, anche da autorevoli colleghi, non ne voleva proprio sapere, ma alla fine è capitolato alle insistenze ben capendo che avevamo bisogno della sua saggezza e della sua esperienza. Qualcuno ha obiettato che è alquanto anziano; ma questo non è vero: più o meno ha l’età che ho io, quindi “è giovanissimo” ! In altra occasione Cesare Gussoni è stato chiamato, allora a presiedere la CAN, per correggere un qual certo andazzo che si temeva potesse sconfinare in lassismo morale da parte degli arbitri. Riuscì brillantemente nell’intento di riportare il timone nella giusta direzione instaurando una specie di regime del terrore. Per la verità anch’io personalmente ne fui vittima: la sua prima determinazione fu infatti quella di abbassare di 2 anni i limiti di età, ed io fui dismesso immediatamente dai ruoli dei GL della CAN. Ma per questo l’ho già........perdonato da tanto tempo. Grazie Marcello, grazie Cesare per quello che avete fatto e che farete per tutti noi. Ma guardiamo un attimo al futuro: i fatti accaduti nella scorsa primavera hanno provocato un vero e proprio terremoto nel calcio italiano, e purtroppo hanno arrecato un danno pesantissimo alla nostra associazione. Mi sembra inutile nascondercelo: per colpa di pochissimi abbiamo perso l’immagime e la credibilità. E quello che fa rabbia è che il tutto è avvenuto sulla pelle di noi tutti e di oltre 30.000 splendidi ragazzi. E’ duro poter riconquistare l’immagine persa, ma ce la dobbiamo fare, e sono certo che ci riusciremo continuando ad operare con dedizione, impegno e massima linearità nei comportamenti di tutti i giorni. Questo dobbiamo chiedere ai ragazzi: piccoli e grandi. Certo i problemi sono tanti, e fra tutti il più spinoso, a mio parere, è quello che riguarda il trattamento economico riservato ai nostri colleghi delle massime categorie nazionali(arbitri e dirigenti). Purtroppo i guai sono cominciati proprio da lì, e vorrei soffermarmi un attimo solo su questo aspetto. Ho riletto da recente sulla nostra rivista il resoconto di uno storico raduno della CAN svoltosi a Viareggio nel 1973. All’avv. Sergio Campana, fresco presidente dell’associazione calciatori, che partecipava per la prima volta al raduno e avanzava l’idea della opportunità di provare il professionismo arbitrale, replicarono con brillanti argomentazioni, sostenendo invece l’importanza fondamentale del dilettantismo, il presidente Giulio Campanati e due grandissimi nostri colleghi: Concetto Lo Bello e Riccardo Lattanzi. Certo appare oggi utopistico tornare indietro, ma il nostro prossimo presidente dovrà mettere ordine e chiarezza in questo delicatissimo settore. Non dobbiamo aver paura a dire che è stato proprio l’avvento esasperato dei soldi a provocare una pericolosa condizione di interdipendenza tra arbitri e altri settori della federazione. Appare veramente necessario riformare il sistema attuale, giungendo ad una completa autonomia amministrativa che possa portare ad una più equa gestione delle risorse disponibili anche a vantaggio della base arbitrale, oggi particolarmente trascurata, e ad una assoluta indipendenza dalle leghe competenti nella scelta delle commissioni designatrici. Mi piace qui richiamare un frammento di discorso pronunciato dal fondatore della nostra Associazione avv. Giovanni Mauro che costituisce la base dottrinale ed etica su cui venne edificata l’organizzazione arbitrale, e che a me appare quanto mai attuale. Disse testualmente: “Troppe passioni, oggi giorno, anche troppo denaro inquinano lo sport del calcio, e di conseguenza grandi i pericoli, continuo il sospetto, rinfocolate le maldicenze; non voglio erigermi a predicare di moralità; sappiano e ricordino soltanto i miei colleghi, che non basta essere arbitri di grido sui campi, bisogna sopratutto essere uomini onesti nella vita privata, uomini che sanno trarre dal lavoro i mezzi più chiari di esistenza e che, con la propria indipendenza e la dignità del carattere, sanno dare a tutto il mondo sportivo garanzia di lealtà”. Mi permettete di concludere ricordando un episodio personale, ma per me tanto significativo. A conclusione del corso per aspiranti arbitri, ebbi il privilegio di essere interrogato agli esami da una persona eccezionale, che molti di voi non hanno conosciuto ma che tanti altri ricordano con devozione: Salvatore Rizzo. Mi chiese quando comincia e quando finisce la funzione dell’arbitro . Risposi che la funzione dell’arbitro comincia al momento del suo arrivo sul campo di gioco e finisce con la stesura del referto di gara. Il cavaliere Rizzo replicò col suo modo di fare molto amabile : “Non hai sbagliato ma la tua risposta è incompleta. E’ meglio dire che la tua funzione di arbitro comincia oggi è durerà tutta la vita”. Per me questo è stato un insegnamento indelebile che mi sono portato dietro fino ad oggi. Con questi sentimenti un augurio di cuore a Cesare e a Marcello, e a voi tutti un grazie per avermi ascoltato.
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